giovedì 25 febbraio 2016

L'uomo che sussurra alle api

Un giorno viene nel mio ristorante un ragazzo, e parla parla finisce per raccontarmi il mestiere di suo padre, ma non me lo racconta come quando si chiede:
che lavoro fa tuo papà?
xxxxxx
Mi dice mio padre cura le api e ne ricava il miele, con una tale dolcezza che questa cosa mi rimane impressa.

Passa il tempo, sono in macchina, guido, e sento venire dal cellulare il rumore di una notifica, leggo:
La ricetta numero 54 di MTChallenge è:
mi accosto (cavolo, sono giorni che attendo e voglio sapere), il miele!!!!
Il MIELE??????????? Burro e miele ha scelto il miele?????
mah io abito nel paese che del miele ne ha fatto un vanto, la capitale del miele, quel paese che tutti gli anni organizza una manifestazione per questo fantastico prodotto...Matteo, mi viene in mente Matteo, suo padre, la passione e l'amore di suo padre per il miele...devo parlare con lui, devo farmi raccontare da lui, devo rubare quante più info è possibile.
Ma secondo voi è possibile che un uomo, che per scelta e convinzione vive la sua sua vita con le api, che stanno zitte, passa le giornate nei prati all'aria aperta, (senza nessuno attorno) abbia voglia di parlare con una perfetta sconosciuta??????????? mmmmmhhh la vedo dura e con ragione.
E allora con calma e pazienza mi metto lì e rubo info e foto, perché io devo capire cosa spinge un uomo a dedicare la propria vita a questi fantastici insetti. Amore, puro
Io:Matteo, fatti raccontare da tuo papà quante più cose è possibile...
Matteo ha mille cose da fare, lui si occupa della Proloco di Torriglia, di Dejavu, il nuovo negozio appena aperto e allora ruba insieme a me qualche notizia. Matteo, a proposito, grazie.


Questa è la sfida di un uomo che ha iniziato da ragazzo con 2 arnie, ha fondato la Cooperativa apicoltori Alta Val Trebbia e continua a seguire una passione da 45 anni e oggi ha 50/60 arnie


Voi non ci vedete amore e passione?
Negli ultimi anni è stato allarme alveari in Italia, ma non nella Val Trebbia, mantengono alta la produzione di miele, propoli e pappa reale. Grazie al fatto che ci sono pochi pesticidi e anticrittogamici, essendoci poca agricoltura, inquinamento zero, non esistono fabbriche nelle vicinanze, e quindi le api godono di ottima salute.
Qui gli apiari sono di piccole dimensioni, da un minimo di 20 ad un massimo di 50 alveari, questo comporta poca produzione di miele ma di ottima qualità e garanzia. Se si dovesse ammalare un alveare, si ha la possibilità di bruciarlo senza troppa perdita economica.
Il signor Grillo commenta con una sola frase tutta la sua esistenza
<<Tutto ha avuto inizio per divertimento ed è andato avanti tutta la vita, con tante soddisfazioni. Non si guadagna molto, ma se ti piace stare all'aria aperta questa scelta è perfetta>>




Amici miei ha ragione, ci sono 'mestieri' che si fanno col cuore e con la schiena!!!

Veniamo alla ricetta: un antipasto che credeva di essere un dolce

La mia partecipazione è con una ricetta, pensata e ripensata, partendo da cosa? dal territorio e dalla necessità di mettere a menu un piatto che potesse essere un dessert, per chi si sofferma a pensare miele/dessert, un antipasto, per i palati fini, per chi ha voglia di aprire un pasto con i gusti della nostra terra.
Gnocco acido al miele millefiori


La ricetta in sè è semplice ma buonissima.

Ingredienti per 8 gnocchi:

70 grammi di farina manitoba
30 ml di acqua
una presa di sale
60 grami di prescinseua
una fettina di pane, circa 30 grammi
mezzo bicchiere di latte intero
3 cucchiai di miele millefiori
olio di semi di arachide per la frittura

Dunque, fatti la pallina di pasta. In una ciotola, metti la farina, la scelta della manitoba è data dal fatto che, essendo ricca di glutine,  in frittura gonfia, si riempie di bolle, diventa croccante. Mettila a riposare giusto il tempo di preparazione dell'interno dello gnocco.
Perché la scelta della prescinseua?
Intanto partiamo col dire che cos'é? è una cagliata che si usa a Genova, ha il gusto acidulo, è un prodotto della nostra cultura, abitudine...
ecco perché ho pensato alla prescinseua e al contrasto col miele millefiori.
La prescinseua a Genova si compra, oppure la si può fare
Come fare la prescinseua:
partendo da due litri di latte fresco, che verrà fatto riposare in una pentola coperto per due giorni. Poi di questi due litri, se ne prende un quarto, quindi mezzo litro, lo si porta a 50° aggiungendo 5 grammi di caglio che vendono in farmacia in polvere, questo metà litro lo si va ad aggiungere al litro e mezzo tenuto da parte, si amalgama il tutto e si lascia riposare per 4 ore, si aggiunge un po' di sale, e la cagliata è pronta.

Per il ripieno, mettere il pane a mollo nel latte, togliete la crosta ovviamente, e lasciate che si ammorbidisca.
Unisci il pane alla prescinseua e lavora con la forchetta in modo da ottenere un composto omogeneo. La scelta del pane è fatta per due motivi, il primo per 'smorzare un po' l'acidulo e poi per far sì che l'impasto sia morbido si ma con corpo
Stendi la pasta sottile sottile



A questo punto, metti la prescinseua ed il pane e poi aggiungi il miele



Chiudi lo gnocco girando la pasta su se stessa.


Friggi gli gnocchi in olio di semi di girasole e se ne hai la possibilità fai in modo che l'olio non superi mai i 180° per evitare che 'bruci' una volta che sono cotti, lo vedi, sono ben dorati, mettili nella carta assorbente

A questo punto in un piatto e lascia che ci cada sopra dell'altro miele.
Mangiali tiepidi, il contrasto dolce/acido è ottimo




Con questa ricetto partecipo all'MTChallenge 54




Mincidélice - 5 chili in 2 settimane

Come promesso a distanza di due settimane dall'inizio della dieta dimagrante Mincidélice, eccomi a raccontarvi questa bella esperienza. Come procede??
BENISSIMO
Andiamo con ordine. In una settimana ho perso 3 chili esatti seguendo alla lettera la dieta, 14 cm tra vita e glutei, 3 centimetri braccia 3 centimetri cosce.
In 15 giorni sono -5 chili.
Lunedì avrei dovuto ultimare la fase 1, ma considerando che mi sento bene, che è permesso, che non sento nessuna esigenza ho deciso di proseguire ancora una settimana con la fase 1
Ma la cosa sbalorditiva è che non ho sofferto la fame, io in queste due settimana non ho sofferto la fame, e lo ripeto perché stento a crederci.
Cosa ho provato del Kit dimagrante?
La frittata alle erbe fini

è ottima e comoda, la si prepara in 3 minuti, la si farcisce con le verdure di nostro gusto, non ha nulla da invidiare alle normali frittate con una differenza, questa ci dà modo di dimagrire. Io ho provato sia questa che quella al formaggio, ve le garantisco, sono buonissime e saziano davvero moltissimo, che per me è in assoluto la cosa più importante visto che come detto nel capitolo precedente io maneggio sempre cibo e allora avere la pancia che brontola non è bello, anzi.

Ho avuto modo di provare le barrette 


che vi garantisco sono gustose tanto quanto un dolce tradizionale, la qualità di questi prodotti è davvero ottima, come ottimo è il loro gusto. All'interno ci sono le pepite croccanti di soia con una croccante copertura al cioccolato, Io le uso al pomeriggio, sono la mia merenda ideale.
Andate a vedere il sito è chiaro, ci sono tutti i prodotti in vendita, l'azienda offre un'ampia scelta di cofanetti iperproteici, questi programmi sono progettati per consentire la maggior perdita di peso al miglior prezzo. 

Su facebook, nel mio account, sono stata bombardata di domande, e così ho pensato di aprire un gruppo, in modo da avere modo di chiarire ogni dubbio ed avere tutte le informazioni raccolte, se foste interessati a prenderne parte non esitate a contattarmi.
Che posso dire, rischio di diventare ripetitiva, ma credo davvero in questa azienda perché i risultati ci sono e perché per la prima volta non ho nessuna difficoltà a seguire una dieta. 

lunedì 1 febbraio 2016

Torta salata patate e porri


n.b. La foto è firmata Kitchen pinching, il blog che avevamo aperto, Tiziana, Rosaria ed io, ma che abbiamo chiuso per ragioni di tempo. La foto è originale mia.

Torta salata patate e porri



Le torte salate sono secondo piatto economico e di grande resa, questa torta salata ha un costo veramente molto contenuto. Può essere fatta nella versione bianca o aggiungendo anche il pomodoro, io questa volta ho preferito farla bianca.

Ingredienti:
200 grammi di farina 0
una presa di sale
due cucchiai di olio extravergine di oliva
acqua

Per il ripieno:
2 porri
4 patate di media grandezza
olio extravergine di oliva
80 grammi di Formaggio grattugiato


Per fare la pasta metti un una ciotola o direttamente nella spianatoia la farina, una presa di sale, l'olio extravergine di oliva che le dona maggiore elasticità e tanta acqua quanta te ne serve per fare una pallina di pasta morbida ed elastica.
Lavorala bene fai in modo che sia compatta.
lasciata a riposare.

Nel frattempo ti prepari il ripieno
Lava benissimo i porri e le patate. Le patate le fai bollire in acqua salata con una pentola tradizionale o meglio ancora, sempre per risparmiare tempo e consumi di gas, falle cuocere nella pentola a pressione.
Una volta cotte le sbucci e le taglia a cubetti.
Il porro dopo averlo lavato mettilo a rosolare in una padella con olio extravergine di oliva
e quando sarà ben appassito aggiungi le patate nella padella e lascia rosolare il tutto




Adesso stendi la pasta molto sottile, metti un po' di olio nel fondo della teglia, metti la pasta stesa ed il ripieno. Aggiungi il formaggio grattugiato e u po di pepe nero.
Chiudi la torta con un secondo strato di pasta.Metti sulla torta un po' di olio extravergine di oliva e fai dei taglietti con le forbici
Inforna a 200° in forno preriscaldato per 30 minuti circa.
Servire calda

lunedì 11 gennaio 2016

Zemino di ceci Zuppa di ceci







Se da bambina mi avessero detto: a cena, ceci, ok?
Avrei senz'altro risposto con un secco: NO!
Ma si cambia, gli anni passano, i gusti cambiano, le esigenze anche ed il palato gradisce cose che mai avremmo pensato.
Per farla breve quello che era un piatto con tutte le caratteristiche per un secco rifiuto, oggi è uno dei miei preferiti e non è il solo, negli anni ho imparato ad apprezzare tutte le zuppe, specie nel periodo invernale e specie da quando sono a dieta. Un bel piatto di zuppa è salutare, sazia, e come diceva la mia nonna 'cuoce da solo'.
E' per questo che quando Vittoria, ha deciso che la sfida MtChallenge di Gennaio 2016 sarebbe stata la zuppa io ne ero contenta!
E tra tante ho pensato alla mia preferita, lo zemino di ceci, a Genova battezzata così la zuppa di ceci.
Un piatto ricco di tradizione, povero di ingredienti semplici, di facile realizzazione e buonissimo sia caldo che freddo. L'avanzo, se ne avanza, mio marito lo gradisce a colazione, eh lo so c'è chi inorridisce all'idea, ma per lui colazione con zuppa in avanzo è meglio di cappuccino e cornetto!
Io alla ricetta tradizionale apporto una leggera modifica, aggiungo un cottura una crosta di formaggio Parmigiano, rilascia una buona dose di morbidezza e rende la zuppa appetibile ancor di più ai bambini, i miei figli la mangiano molto volentieri così, ma è una mia aggiunta.

Ingredienti per 5 persone:

400 grammi di ceci secchi
400 grammi di bietoline fresche
una carota
una cipolla
uno spicchio di aglio
due cucchiai di concentrato di pomodoro
olio extravergine di oliva
due funghetti porcini secchi
sale
pepe
una crosta di Parmigiano

Per prima cosa metto a bagno la sera prima i ceci disidratati in modo che si idratino nuovamente.
Lascio i ceci a bagno circa 20 ore, si vede quando sono pronti sono morbidi. Mi metto a bagno nell'acqua tiepida i funghetti e inizio a tritare a coltello cipolla e carota e lo spicchio intero che andrò a togliere non appena dorato.
In una pentola di terracotta metto un po'di olio extravergine di oliva, non pochissimo, sufficiente a far sì che possano soffriggere carota e la cipolla tritate che aggiungo appena l'olio è semi caldo, aggiungo il concentrato di pomodoro.
Lavo abbondantemente le bietoline, quelle a costa piccola, non le altre, le taglio a listarelle e le faccio soffriggere appena appena con immediatamente l'aggiunta dei ceci, sale, poco poco di pepe, acqua sufficiente a coprire il tutto e la scorza del parmigiano.



La scorza darà una buona morbidezza al piatto e lascio cuocere col coperchio per circa 50 minuti.
Prima di servirle io taglio qualche fetta di pane che abbrustolisco in padella e servo con lo zemino, utile a scarpettare quel po' di brodino che si forma.
Io non 'passo' una parte dei ceci, se la cottura è lenta a fuoco bassissimo e i ceci sono morbidi rilasciano la giusta quantità di amido da dare 'corpo' al piatto senza dover 'passare' nulla.

Con questa ricetta partecipo a MtChallenge di gennaio 2016


sabato 14 novembre 2015

Raieu cu-u tuccu ravioli alla genovese



Aiuto!!! da dove partire??
Dunque questo povero blog è stato messo in disparte per tanto tempo, avendo avuto troppo da fare.
Il lavoro mi ha portata via da tutto e tutti, anche da me stessa.
Ma siccome da tanto, appartengo ad un fantastico gruppo, mi sono detta:
e perché non ricominciare? e così eccomi qui a scrivere un post e a coccolare il mio quarto figlio!!
Ed ecco che arriva MTC 522La nuova sfida, con la quale partecipo




 dove si chiede un piatto con due elementi obbligatori:
La pasta ripiena e
Un sugo a cottura lenta
proposto da Monica

Monica/Genova/ Raieu/Tuccu/...e io??? non partecipo???

Cominciamo dall'inizio...
Arrivo a Genova ben 27 anni fa, mica due giorni, e dopo pochissimo, per l'esattezza, il 18 novembre festeggiamo 24 anni di unione, entro a far parte di una famiglia genovese.
Da lì a poco sarebbe arrivato il Natale, festa di unione, di convivialità, di preparativi, di amore, e già dall'Immacolata, le discussioni tra mamma e figlia rispettivamente, nonna e madre di mio marito, sono accese, parecchio animate, per ore, su questo piatto, per me a quei tempi, un semplice piatto, ma che in realtà tiene impegnate le due donne di casa per giorni e giorni e lo si inizia ad organizzare con largo anticipo come un rito, e poi si porta avanti una diatriba sul contenuto di questi raieu fino allo stremo.
Io in tutto questo teatro sono spettatrice e le guardo, senza capire il motivo di cotanta enfasi, pensando (per anni): 'ma tutte le volte devono litigare'???
I loro dialoghi erano rigorosamente in dialetto genovese, che all'epoca comprendevo poco oltre a non capirne il motivo, peccato non lo sappia scrivere, avrebbe tutto un'altro sapore, ma ho imparato a capirlo:
Nonna: il fungo ci vuole
Figlia: nooooo ti dico di noooo
Nonna: sì, piccolo ma ci vuole
Nonna: vado io a comprare la carne
Figlia: no, ci vado ioooo voglio la scaramella ma che sia bella, come dico io un bel 'tocco di carne'...

ecco da dove nasce il nome 'tuccu' perché in genovese il tuccu è il tocco, il pezzo intero...

E io guardavo questo chilo e mezzo di trito e mi chiedevo, senza osare intrufolarmi nella discussione, se questo funghetto potesse mai dover essere fonte di lite tra due donne e soprattutto quanto sarebbe cambiato mai il gusto grazie a questo povero funghetto...
Queste liti le ho vissute per anni, mamma e figlia, abitavano a 50 metri di distanza, non mi crederete ma tante volte la discussione si è chiusa con la nonna che sottobraccio si portava via la borsetta ed il tritacarne e se ne andava a casa per poi tornare dopo qualche ora e voler raggiungere un compromesso...
ed io che abitavo in quella casa ormai convivevo con questo rito ...
E poi ogni 'buona festa' era una 'buona occasione' per fare i raieu, non c'era da domandarci cosa avremmo cucinato, festa significava raieu, punto.
Il primo piatto era certo, si poteva passare oltre. E tutte le volte c'era il raviolone per mio marito, essendo il nipote 'maschio' a lui veniva offerto un raviolo grande in segno di affetto, che ancora quasi cinquantenne mio marito fingeva di non vedere nel piatto e le due donne ridevano alla scoperta dello stesso

Beh, gli anni sono passati, mia suocera purtroppo è andata via per prima, la nonna ha sempre fatto i ravioli, sola, ma non era la stessa cosa. Non c'erano più quelle lunghe discussioni, non si cotavano i pinoli da mettere, li faceva per rispetto e io nell'impasto giuro che ci sentivo quel fungo che lei metteva, ormai, quasi come un gesto per voler ricordare la figlia.
L'ultima volta che siamo andati a trovare la nonna, 94enne, si è rivolta a mio marito, dicendo:
Ivan, ti ho fatto per l'ultima volta i raieu cu u tuccu
e così è stato...
Poi la vita ha voluto che noi aprissimo il ristorante e oggi mio marito ripete gli stessi raieu che faceva la sua nonna, nonché la sua mamma e io non ci metto mano, io faccio u tuccu e lui i ravioli, e oggi capisco il perché di quelle lunghe discussioni sul fungo o su due pinoli in più.
Perché a Genova i raieu cu u tuccu non sono solo una ricetta, sono una tradizione, sono una vita vissuta in cucina, sono l'amore per i figli, per i nipoti, passato attraverso ciò che io ritenevo un semplice piatto di ravioli.
Ecco perché  quando Monica ha proposto i raieu, non partecipare mi sembrava assurdo, vi volevo raccontare un pezzetto di questa famiglia genovese, per ricordare affetti e tradizioni.
Con gli anni ho capito ed apprezzato che i ravioli col sugo a Genova non sono i ravioli col sugo, sono i raieu cu u tuccu, e non è la stessa cosa.

Passiamo agli ingredienti e a come cerchiamo di riprodurre noi i raieu cu u tuccu, precisando che, abitando in un paesino dell'entroterra, non sempre riesco a procurami le borragini, e per questo uso le scarole che invece non ho nessuna difficoltà a reperire. Noi cerchiamo di riproporre i ravioli della nonna di mio marito, sicuramente in tutte le case questa ricetta viene ritoccata, perché nasce dal poco, dal recupero, dal riciclo di ciò che offriva il frigorifero, quindi non fatene una questione personale se la nostra ricetta è diversa da quella delle vostre nonne

Ingredienti per il tuccu:

1 kg di scaramella
un pezzetto di salsiccia
1 carota media
1 gambo di sedano
1 cipolla media
300 grammi di pomodori pelati
1 tubetto di concentrato di pomodoro
mezzo bicchiere di vino rosso
una manciata di pinoli
1/2 funghi porcini secchi
noce moscata
prezzemolo
olio evo
rosmarino
sale
pepe nero
zucchero

Io mi batto a coltello carota sedano e cipolla, in modo da rendere il trito omogeneo, a fuoco lentissimo, olio evo e trito in una pentola bassa e larga in modo da far rosolare la carne in un'ampia superficie.
Aggiungo la scaramella ed il pezzetto di salsiccia quando il trito è leggermente rosolato, e lascio che prenda colore da entrambe le arti, metto i pinoli che lascio rosolare, aggiungo il vino, io lo metto rosso, un buon vino rosso, una buona Barbera corposa in modo da aiutare il sugo. Poi metto la noce moscata, il rosmarino, il prezzemolo tritato, ed il tubetto di concentrato, lascio andare qualche minuto in modo che il concentrato si amalgami all'olio. Aggiungo i pelati che rompo in pentola con la forchetta, sale, pepe nero e zucchero, ed il funghetto o i funghetti, a seconda della grandezza, li metto secchi tanto in cottura così lenta hanno tempo di riemergere!
Metto il coperchio, il fuoco lentissimo e lascio cuocere per almeno 4 ore, non aggiungo nulla, se la fiamma è bassissima non si corre il rischio che il sugo asciughi e solo quando l'olio emerge a galla per me è tuccu cotto. Se provate con una forchetta noterete che la carne si sfalda, ne troverete dei pezzetti nel sugo come conseguenza della lenta e lunga cottura

Questo è il mio risultato dopo ore di cottura, guardate il bordo della pentola, la partenza dove è segnata dal sugo:




I ravioli, e qui ha inizio la parte discussa e personale noi li facciamo così;
per il ripieno:
La carne del sugo, salsiccia compresa
500 grammi di borragini, oppure scarola o spinaci, insomma una verdura a foglie larghe
200 grammi di parmigiano reggiano
6 uova
mezzo panino bagnato nel latte e strizzato benissimo
un quarto di cervella saltata in padella con un filo d'olio evo
una manciata di pinoli tritati a coltello
il funghetto che mi vado a pescare dal sugo
noce moscata una bella grattata
maggiorana senza essere tirchi, rigorosamente fresca
Tutto questo, mio marito lo batte a coltello in modo da ottenere un impasto morbido, perfetto, omogeneo, anche perché poi andrà a stenderlo con la sac à poche e se non è perfettamente omogeneo non passa dal buco della sacca


per la pasta:
600 grammi di semola di grano duro
500 grammi di farina di grano tenero
6 tuorli
acqua tanta quanta ve ne chiede la pasta purché rimanga asciutta, non umida
una presa di sale.

Mio marito si prepara la pasta impastando sul banco il tutto, passando a mattarello la pasta in modo da ottenere una sfoglia unica



Una volta ottenuta la sfoglia, la passa nella macchina per ottenerne sfoglie sottili



Stende la sfoglia e si crea 4 cordoni di impasto uniforme, lui non stacca mai la sac à poche dalla sfoglia,  e una volta ottenuti questi 4 cordoni ripone un'altra sfoglia sopra.




A questo punto passa negli spazi, vuoto l'indice ed il medio facendo sì che esca tutta l'aria. 
Con la rotella taglia i ravioli che essendo fatti a mano, non sono mai tutti uguali, è ovvio, ma questa è la particolarità che a me piace molto


Io lascio i ravioli all'aria aperta e non infarino perché non mi piace affatto la farina rilasciata in cottura, rende 'lepego', per rimanere a Genova, il raviolo.
Quando l'acqua salata bolle, lascio cuocere i ravioli una decina di minuti, li condisco col tuccu e li servo in tavola, piatto caldo che torna sempre 'scarpettato'

Chiedo scusa per la qualità delle foto, ma noi riusciamo a preparare il tutto in orari impensabili



venerdì 10 aprile 2015

Taverna dei Fieschi un sogno che diventa realtà


Taverna dei Fieschi un sogno che diventa realtà...

E dopo anni che lo guardo e dico: come mi piacerebbe far diventare mio questo fantastico ristorante, ora diventa mio davvero!!!!!!
Ma proprio davvero davvero!!!
Abbiamo preso la decisione, mio marito ed io, e ci siamo detti: o adesso o mai più!!
Ridiamo vita a questo fantastico ristorante, riportiamolo ad essere quello che era un tempo, diamogli una firma nostra, una mano di vernice fresca, un menu rivisto, una valanga di entusiasmo e partiamo.
Ci siamo quasi, manca pochissimo e apriamo, con proposte nuove, con un menu fatto con estrema cura ed attenzione, studiato in ogni piccolo particolare.
Porteremo a tavola tutto ciò che è del posto, ricette dimenticate nei cassetti delle nonne e vini buoni, tireremo fuori madia e mattarello per fare solo pasta fresca. Uniremo la tradizione genovese proponendovi piatti come i Corzetti in salsa di pinoli, a quella piacentina con i salumi ed i Pin, tipica pasta fresca.
Un menu all'insegna dei prodotti del territorio dove viviamo.
Sarà tutto realizzato da noi, noi che crediamo che per stupire a tavola non ci si debba inventare stranezze ma solo valorizzare e accostare le buone materie prime. Noi che crediamo che mangiare e bere bene sia ancora possibile e allora... a brevissimo.
Questo comporterà che il mio povero blogghino sarà un po' accantonato, credo, in quanto avrò da spignattare molto più del solito, ma spero di trovare un po' di tempo anche per lui!!
Nel frattempo vi tengo aggiornati man mano che le cose andranno avanti sperando che cotanto lavoro porti la stessa gratificazione professionale :)

giovedì 26 febbraio 2015

Pane al latte fatto a casa a forma di rose usando il lievito di birra


Dopo mesi di assenza, rieccomi, povero il mio blog, l'ho trascurato, ho avuto altro da fare, ma torno con la voglia di fare la ricetta del pane, la più semplice delle ricette, buona e super collaudata.
Ho l'abitudine di fare il pane a casa, mi piace farlo, è divertente, buono ed economico.

Ingredienti:
1/2 bustina di lievito di birra secco in granuli
un bicchiere di latte circa
4 cucchiai di olio di semi
un cucchiaino di zucchero
250 grammi di farina 0
una presa i sale

In una ciotola di plastica metto il lievito di birra,lo zucchero e il latte precedentemente scaldato (tiepido non caldo) lascio che si sciolga il lievito e aggiungo l'olio.
Aggiungo la farina e inizio a lavorare, con morbidezza, non troppo energicamente, in modo che tutto sia ben amalgamato, aggiungo il sale, e lavoro. La quantità del latte è approssimativa, comunque il risultato ultimo deve essere una pallina di pasta morbida, pulita, non si deve attaccare alle mani.
A questo punto accendo la lampadina del forno e lascio nella stessa ciotola la pallina e la posiziono a metà del forno lasciandola riposare due ore.
Superate le due ore, prendo la pallina che ha tranquillamente raddoppiato il volume e la reimpasto.
Palline, filoncini, rose, non importa, qualunque sia la forma che voglio la effettuo e appoggio l'impasto lavorato nella placca da forno con la cartaforno e la lascio riposare altre due ore.
In quest rose ho messo sopra una presa di polenta e un po' di sale grosso, ma è assolutamente irrilevante ai fini del risultato ultimo.
A questo punto accendo il forno, lo porto a 200° e lascio cuocere il pane, nel mio forno ci vogliono al massimo dieci minuti. Quando è dorato, croccante ma soffice, spengo il forno, apro lo sportello e lascio che si raffreddi ma non lo tolgo dal forno
Per fare questo pane a forma di rosa è semplicissimo, prendo un pezzo di pasta e ne faccio una corda sottile e lunga un metro circa, a questo punto divido in due la pasta per la sua lunghezza, e la avvolgo su se stessa. E' più difficile spiegarlo che farlo!!! Quasi quasi faccio un video :)
Ecco il risultato finale dopo la cottura





giovedì 8 gennaio 2015

Focaccia alta

Focaccia alta con pomodori e pancetta piacentina IGP

La focaccia alta è una focaccia facilissima da fare, il rimedio ideale quando è finito il pane, quando si vuole portare una ricetta veloce da amici, quando si ha voglia di fare una mega merenda per tutti i bambini.
La focaccia alta è una ricetta veloce ed economica

Ingredienti per una focaccia dal diametro di 26 cm

un cubetto di lievito di birra
400 grammi di farina 0
380 grammi di acqua
un cucchiaino scarso di zucchero
un cucchiaino di sale
15 pomodorini ciliegini
8 fette di pancetta piacentina IGP

In una ciotola sciogli il lievito di birra con 300 grammi di acqua ed un cucchiaino scarso di zucchero. A questo punto aggiungi la farina e con una forchetta lavora l'impasto, mai con le mani anche perché l'impasto sarà sempre morbidissimo. Continua ad aggiungere la restante acqua e farina e alla fine il sale.
L'impasto sarà molto morbido così:


Fatto l'impasto ungi una teglia alta, di quelle cerniera e  con un cucchiaio rovescia tutto l'impasto nella teglia. Accendi la luce del forno e metti la focaccia in forno a mezza altezza.
Dopo due ore la focaccia avrà raddoppiato il volume sarà così


Adesso lava i pomodori, tagliali a metà e salali. Mettili sulla focaccia sparsi in modo uniforme, e sopra metti la pancetta piacentina.
Aggiungi solo un filo di olio extravergine di oliva e una manciata di sale grosso.



Inforna il tutto avendo preriscaldato il forno a 200° e in 15/20 minuti la focaccia sarà pronta. 


Il risultato finale, è una morbidissima focaccia, ottima anche il giorno dopo, sempre che ne avanzi!!



sabato 22 novembre 2014

L'insostenibile leggerezza del blog

Sono una persona polemica, noto tutto mi accorgo di tutto, mi piace sottolineare le cose belle che accadono e mi piace anche far notare le cose che sarebbe carino evitare.
Sono una blogger da anni, esattamente non lo so neanche io da quanti, forse 4 o cinque, sarebbe facile andare a vedere la data di registrazione, in verità poco mi importa, non festeggio il compleanno del blog, niente torta con candelina sopra, non mi intrufolo nelle feste da blogger, non appartengo a gruppi 'siamo blogger e siamo brave per questo' ho pochissime collaborazioni, all'inizio sì carine, poi col passare del tempo un impegno e stop.
Ho aperto il blog per passione, che strana parola, passione per la cucina, non per le foto, le mie prime foto farebbero passare l'appetito anche al più affamato degli esseri umani, mi piace da sempre cucinare, mi diverte, mi rilassa e mi piace un sacco la cucina tradizionale, quella dove nelle lasagne ci si mette ancora ragù o ragout e besciamella e non liquirizia, pancetta, marmellata di pesche, insomma una sorta di svuotafrigo.
Sono sui social, chi non lo è, e leggo tutto quello che scrivono i miei 'amici' visto che ne ho davvero pochi, per la maggior parte blogger...
Vita dura quella di chi ha deciso di investire il proprio tempo in questa 'passione' che poi diventa un lavoro, uno sgomitare, un dover fare per forza altrimenti se non posto Google mi punisce e perdo posizioni...
E allora leggi, sui social leggi di tutto:
Meno male, ho due giorni liberi per postare 6325 ricette che ho fatto in 4 ore di tempo che avevo a disposizione uffaaaa che fatica!!...

Domani, dopodomani e nei prossimi tre giorni, non esco, non porto a scuola o in palestra i bambini, devo postare postare postare e postare ancora altrimenti non divento famoso/a

Finalmente ho trovato il tempo per postare questa ricetta (ma chi te l'ha chiesto mi chiedo io! te l'ha ordinato il medico??)

Perdonatemi se ho avuto poco tempo ma ho i bimbi da portare dal veterinario, il cane dal pediatra, ops...forse mi sono confusa, ma ho mille cose da fare, il lavoro, la zia, la nonna da accudire, il cane da scendere a pisciare, la casa, mio marito e il blog che mi porta via taaaaaaaaaaaanto tempo, ma io sono brava, bella intelligente e riesco a fare tutto anche a postare questa magnifica torta fatta in tre ore di tempo ( ma come hai fatto lo sai solo tu!!)

Oppure ancora:
Grazie all'azienda XYZ sono stata inviata (speciale per altro) a degustare questi fantastici piatti.. e vedi la foto fatta col cellulare, che per quanto sia un signor cellulare sempre una schifezza è, ad un piatto fotografato di sera, con luci soffuse, una cosa che rende malissimo, che manco si capisce che caspita hai nel piattooooo!!!!! ma tu sei sei stata invitata e quindi orgogliosa di dire io c'ero!!!!
 Sei convinta che stai davvero promuovendo un prodotto??? tu così lo stai rovinando!!!!!

Sabato sono alla festa della pizza, domenica, all'assaggio del formaggio X, lunedì mi hanno invitata a fare un giro nell'azienda Y...tutto buono tutto bello tutto fantastico...certo ora, solo perché non faccio altro che spaccare i maroni raccontandovi anche quante volte vado in bagno mica sarà un problema no???? nooooooooooooooooooooooooooo

Allora io, che voglio e spero di restare quella che nel mio giorno di riposo non lavorativo, me ne sto con i miei bambini e quando e se posso posto e se non posso Google di cuore ti dico che puoi andare ma sai dove??? mi chiedo solo una cosa:
Ma perché? io mi chiedo perché non tornate ad avere quella leggerezza che vi ha spinto ad aprire 'sti benedetti blog?????

Uscite, fatevi una passeggiata, andate a teatro, al cinema, a fare una corsa col vostro cane se figli non ne avete e se avete figli e cane uscite con entrambi, noi possiamo aspettare, noi dormiamo anche se la ricetta la postate con calma e la foto la ritoccate a casa con un programmino.
GRAZIE!
Ma soprattutto godetevi le cose 'vere' i blog possono attendere.

giovedì 23 ottobre 2014

Strudel di mele con marmellata di prugne

Lo strudel di mele è uno dei dolci classici per eccellenza, viene fatto in mille versioni anche se la versione classica è forse quella che accosta meglio i sapori per ottenere un dolce delicato e croccante al momento stesso.
L'origine di questo dolce è molto discusso, in Italia per lo più viene consumato in Trentino, in Veneto e nel Friuli.
Può essere accostato ad una crema, che contrasti in qualche modo il gusto base, o consumato da solo.

Ingredienti per la sfoglia:
farina 150 grammi
acqua 100 ml
un cucchiaio di olio extra vergine di oliva
sale

Porta l'acqua ad essere tiepida, aggiungi la farina setacciata man mano che si rapprende con l'acqua e aggiungi il sale e l'olio extravergine di oliva. Lavora l'impasto su una spianatoia, otterrai una pallina di pasta di media consistenza. Lasciala riposare almeno mezz'ora, nel frattempo accendi il forno statico, 180° e prepara il ripieno.

Per il ripieno:

4 mele medie
50 grammi di pinoli
50 grammi di uvetta sultanina
40 grammi di burro
3 cucchiai di marmellata di prugne
un tuorlo per spennellare la pasta

N.B. la marmellata di prugne è fatta da me, con le prugne dei miei alberi.

per la finitura
un tuorlo
due cucchiai di mandorle a scaglie
zucchero a velo


Ingredienti per la crema di gianduia

150 ml di panna dolce liquida
50 grammi di cioccolata fondente
50 grammi di gianduia

Per prima cosa bisogna metti a bagno l'uvetta, in acqua tiepida. Lascia l'uvetta a bagno almeno due ore.
Sbuccia le mele, e tagliale sottili, mettile in una ciotola, aggiungi i pinoli, il burro fuso, la marmellata. Non aggiungere zucchero se usi la marmellata altrimenti il risultato ultimo sarà troppo dolce sia per la marmellata che per lo zucchero che verrà rilasciato dalle mele.
Mescola tutti gli ingredienti, amalgama bene e stendi la pasta su una spianatoia di legno.
La pasta è molto morbida, aiutati con la farina e una volta stesa molto sottile, la metti sulla teglia di cottura se lo strudel è grande, e metti il ripieno altrimenti, tra la sfoglia sottile ed il peso del ripieno non riesci a spostare dal piano di lavoro alla teglia.
Accendi il forno a 180° così inizia a scaldarsi
Ho creato questo semplice collage per spiegarti bene i vari passaggi.
Crea un rettangolo, e metti una parte del ripieno, a questo punto arrotola la pasta e copri la parte con l'interno. Ora metti il  ripieno nella restante pasta stesa. Tira la pasta che ti è rimasta e copri il ripieno con la pasta tirata.
A questo punto con un pennello metti il tuorlo sullo strudel e poi le mandorle a scaglie.
Inforna per 40 minuti sempre a 180° in modo che le mele dentro appassiscano, la pasta rimanga dorata e cotta.


Nel frattempo, molto velocemente prepara la crema di gianduia cioccolata e panna.
A bagnomaria devi sciogliere la cioccolata e la gianduia in modo da renderle completamente liquidi entrambi, poi li aggiungi alla panna liquida  dolce appena appena montata.
Una volta cotto lo strudel aggiungi la crema di gianduia e cioccolata e buon appetito!


Per mio gusto preferisco preparare lo strudel il giorno prima per il giorno dopo, la pasta si ammorbidisce.

giovedì 2 ottobre 2014

Non di solo ricette: Un 'dolce' ricordo



Mio nonno e mia nonna paterna, erano nati lo stesso giorno, a distanza di qualche anno, erano tanto diversi quanto simili. Erano una coppia formata giovanissima.
Insieme hanno trascorso tutta la vita, chissà quante crisi hanno vissuto, eppure sono stati insieme, tutta la vita.
Appartenevano a quella zona della Sicilia, a quegli anni in cui l'uomo doveva andare a buttane per concedersi qualche divertimento in più e io ricordo ancora mio padre che diceva di aver beccato mio nonno più volte, uscire da una casa con un sorriso 'particolare'.
Sono stati uniti, si sono amati, fino alla fine
Per me uno degli affetti più importanti della mia vita. Io mi ricordo tutto di loro, il loro odore, il loro accento, il tono della voce, li ricordo con un affetto enorme.
E mi ricordo benissimo quando dormivo nel lettone con loro e mi raccontavano la storiella del topino, che io ho raccontato ai miei figli emozionandomi ogni volta.
Mio nonno, mi regalava 10.000 lire ogni volta che lo andavo a trovare, ed erano tanti, tantissimi soldi, ma io credo di non aver mai comprato nulla con i loro soldi, li davo ai miei, a me non interessavano, a me piaceva vedere mia nonna che cercava tra le lenzuola bianche stirate, questi soldi.
Andavamo a trovarli 'a sorpresa' noi non abitavamo nel loro paese, eravamo molto lontani e tutte le volte gli facevamo la sorpresa. Mia nonna spediva il povero marito a far la spesa e lui arrivava carico come un mulo di tutto quello che il mercato offriva, e diceva cento volte a mia nonna: facci u pisci e carusi...
E lei, la ricordo sempre al lavandino a pulir pesce, stanca e felice.
Poi lei un maledetto giorno si è ammalata e ha trascorso parte della sua vecchiaia in una brutta ascesa che l'ha portata a non essere più la nonna Gigia di sempre.
Avrei voluto che anche i miei figli avessero dei nonni così, ma così non è andata. Quando è nata la mia primogenita ho attraversato tutta Italia per portarla a far conoscere mio nonno, aveva già 91 anni e, come dire, il tempo non era a suo favore, lui mi ha ringraziata, ci siamo salutati coscienti del fatto che mai più ci saremmo rivisti, e così è stato.
Oggi, è la festa dei nonni e volevo dedicare questo mio spazio a loro, sperare e pensare che comunque mi sono sempre stati accanto.

giovedì 28 agosto 2014

Salame Cacciatore DOP




Si chiama così perché era l'alimento di consumo dei cacciatori che si portavano questo gustoso salame, durante le battute di caccia, ricco di proteine.
Piccolo, morbido  e dal gusto saporito ha un ottimo apporto nutrizionale, vitamina B, zinco e ferro.
E' un salame riconosciuto e tutelato in tutta europa, grazie al marchio DOP, Denominazione di Origine Protetta, in quanto garantisce:
il rispetto per la tradizionale ricetta,
il controllo della produzione,
l'utilizzo delle carni italiane,
le caratteristiche qualitative e nutrizionali.

Le aziende produttrici, subiscono dei controlli da organismi indipendenti che ne assicurano il controllo del prodotto.
Il salame cacciatore è un prodotto di salumeria, ottenuto dall'unione di carni grasse e magre di maiale, sale, pepe a pezzi grossi o tritato e aglio.


I salame Cacciatore Dop dalla lunghezza di 20 centimetri circa, il peso di 350 grammi ed il diametro di 6 centimetri è a  pasta compatta, di colore rosso con grasso ben distribuito.
Gli allevamenti devono far parte delle seguenti regioni: Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Abruzzo.
Una volta realizzato il salame, questo deve soggiornare in locali dove sia assicurato un buon ricambio di aria ad una temperatura che vada da 10° ai 15° durante questo periodo avviene l'asciugatura del prodotto.

martedì 26 agosto 2014

Pasta sfoglia fatta in casa salame Cacciatore Dop e mozzarella di bufala



Adoro gli antipasti, quelli veloci, le ricette semplici che arricchiscono i pranzi e adoro fare la pasta sfoglia in casa.
La ricetta della pasta sfoglia fatta in casa è semplicissima, basta avere un po' di pazienza e tempo, vi spiego come la preparo io e vi garantisco il risultato

ingredienti:
250 grammi di farina 00
250 grammi di burro
100 grammi di acqua
sale


Per il ripieno
30 fette di salame Cacciatore Dop
2 mozzarelle di bufala

Io metto la farina a fontana, poi taglio il burro a pezzi e lo lavoro, aggiungo l'acqua e il sale. Il burro rimane a pezzi, non ha importanza, l'importante è che lavoriate bene la pasta e facciate un rettangolo di mezzo centimetro di altezza. Prendo la parte bassa del rettangolo e la piego su se stessa, poi la faccio girare di 90° e la metto in frigo. Dopo mezz'ora la tiro fuori la stendo di nuovo prendo la parte bassa, la piego e la faccio girare di 90° e la rimetto in frigo. Questa operazione la effettuo 3 volte. Poi una volta pronta può riposare in frigo chiusa bene con un foglio di pellicola anche una settimana.





Il risultato finale è una pasta elastica, liscia, facile da lavorare.

A questo punto ho fatto delle strisce larghe tre dita e lunghe due, dove all'interno ho posto una fettina di salame Cacciatore Dop ed un pezzetto di mozzarella di bufala.


Ho ricoperto la teglia da forno con la carta forno e messo e cotto il tutto a 180° per 15 minuti circa.
Ottime se serviti bollenti